14 marzo 2013

ROMA CURIOSA: L'ARCO DELLE PERE

Per andare, lungo Via Marsala, da Piazza Vittorio Emanuele verso la Stazione Termini, si passa sotto un arco, inglobato nell’antico acquedotto dell’Acqua Felice. Quest’arco è noto come Arco di Sisto V, dal nome del pontefice che lo fece erigere. 
Quello che è più curioso, in realtà, è il soprannome di questo arco: Arco delle Pere

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Tale nomignolo gli deriva dai fregi presenti sulle lunette dei fornici minori dell’arco: in particolare tali fregi raffigurano un ramo con quattro pere, e non sono altro che un riferimento al cognome del papa in questione, nato Felice Peretti (1520 – 1590).  

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Sisto V fu uno dei papi più importanti della storia: di umili origini marchigiane (nacque a Grottammare, vicino Ascoli Piceno) fu severo e autoritario fin dai primi anni, tanto che venne inviato a Venezia come consultore dell’Inquisizione, e svolse il proprio incarico con tale severità che il governo veneziano ne auspicò ben presto il ritorno a Roma. 
Come Papa cercò subito, appena eletto, di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio, che avevano raggiunto limiti non più tollerabili, anche per non far acquisire ulteriore credito alle critiche della Riforma Protestante, che accusava la Chiesa di essere eccessivamente tollerante dei vizi e del malcostume dei propri rappresentanti: centinaia di malavitosi vennero condannati a morte e giustiziati. 
Vietò, inoltre, alla popolazione di portare indosso armi di media e grossa taglia e relegò in ristrette zone la prostituzione, vietando che le famiglie potessero far prostituire le figlie giovani. 
Fu promotore, inoltre, di una rivoluzionaria revisione del sistema fiscale, che portò notevoli entrate all’erario pontificio.  
Nello stesso tempo decise di modernizzare Roma e intraprese grandi lavori urbanistici, riadattando o demolendo, però, di contro, un buon numero di edifici risalenti all’antica Roma: in particolare sulla sommità delle colonne di Traiano e Marco Aurelio vennero erette statue di San Pietro e San Paolo; dette ordine di demolire il Septizonio di Settimio Severo, sull’Appia Antica, per riutilizzarne i pregiati marmi in nuove opere; ordinò il completamento della cupola di San Pietro, affidandone i lavori a Giacomo Della Porta e Domenico Fontana. Stanziò somme notevoli per la realizzazione della Loggia delle Benedizioni, in San Giovanni in Laterano, per la cappella del Santissimo Sacramento (anche detta Cappella Sistina o “del Presepe”) in Santa Maria Maggiore (in questa cappella è infatti presente il primo esemplare di presepe marmoreo, in realtà un altorilievo, opera di Arnolfo di Cambio). 
Dispose restauri del Palazzo del Quirinale, delle strutture del Laterano e del Vaticano. 
Inoltre fece tracciare alcune nuove strade che, irradiandosi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore in modo rettilineo, dovevano collegare le basiliche maggiori: in particolare la Via Sistina (Strada Felice), attraversando i tre colli (Quirinale, Viminale ed Esquilino) del rione Monti, collegava (con i suoi attuali prolungamenti, rinominati Via delle Quattro Fontane, Via Agostino Depretis e Via Merulana) Trinità dei Monti con San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme; fece erigere, da Piazza San Pietro e lungo il percorso della Strada Felice, quattro obelischi: in Piazza San Pietro (1586), in piazza dell’Esquilino (1587), in Piazza San Giovanni in Laterano (1588) e in Piazza del Popolo (1589). 
Per suo ordine venne quindi ridisegnata la topografia romana con la nascita di sei nuove strade: da Piazza dell’Esquilino, dal fronte absidale di Santa Maria Maggiore, venne tracciato il primo tratto della cosiddetta Strada Felice, fino alla Chiesa di Trinità dei Monti. Da Piazza di Santa Maria Maggiore, invece, si diparte il secondo rettifilo della Strada Felice, che giunge fino alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a ridosso delle Mura Aureliane. Sempre dalla piazza antistante la Basilica di Santa Maria Maggiore si snoda Via Merulana, che conduce in linea retta alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Da qui si diparte il cosiddetto Stradone (ora Via di San Giovanni in Laterano), che giunge fino al Colosseo, e che doveva allungarsi, attraverso i Fori, addirittura fino a giungere anch'esso alla Basilica di San Pietro. C’è poi la rettilinea Via Panisperna, che scende verso Piazza Venezia, sempre partendo dalla zona dell’attuale Stazione Termini, dove, prima dei lavori di realizzazione della stazione, sorgeva Villa Montalto (con l’annesso Palazzetto Sistino), residenza romana di Sisto V. Completa il sistema di assi rettilinei la Strada Pia, oggi Via XX Settembre e Via del Quirinale, che, passando davanti la Fontana del Mosè, univa la villa di Sisto V al palazzo, allora residenza papale, del Quirinale, potenziando l’asse con Porta Pia, accesso a Nord-Ovest della città.

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Affresco di anonimo romano. Veduta della Roma di Sisto V (1589/1590)
Città del Vaticano - Biblioteca Apostolica Vaticana
                  Lunetta sopra la porta del Salone Sistino                    

Durante il pontificato di Sisto V vennero effettuati restauri anche all’acquedotto di Settimio Severo ("Acqua Felice") e venne eretta la mostra finale di tale acquedotto, la Fontana del Mosè. Inoltre è da ascrivere a Sisto V un tentativo di prosciugamento delle paludi pontine, oltre l'incentivazione dell'agricoltura e della manifattura. 
A livello sociale promosse il potenziamento del sistema fognario e la lastricatura di gran parte delle strade cittadine romane; inoltre, grazie alla bolla “Christiana pietas, infelicem Hebreorum statum commiserano”, gli ebrei romani ottennero forti alleggerimenti del regime vessatorio a cui erano sottoposti ormai da decenni; con la sua riforma fiscale, non fidandosi dei funzionari locali, il papa reclutò suoi fidati compaesani per esercitare il mestiere di esattori. Nacque per tale motivo il famoso detto, ancora oggi recitato: “Meglio un morto dentro casa che un Marchigiano alla porta”.

 
Ma torniamo a parlare dell’Arco delle Pere e dell’Acquedotto Felice, costruito per volere di Sisto V nel 1587 sulle preesistenti strutture romane dell’acquedotto dell’Acqua Marcia, per portare l’Acqua Felice alla Fontana del Mosè. 
Dopo il 1870, furono avviati i lavori per la costruzione della ferroviaria Stazione Termini (che prese il nome dalle vicine Terme di Diocleziano), e gran parte dell’Acquedotto Felice venne demolito: la piccola parte superstite di tale acquedotto comprende, appunto, l’Arco delle Pere, fatto erigere da Sisto V nel punto in cui l’Acquedotto Felice incrociava la Via Tiburtina, la principale arteria viaria che giungeva a Roma da Est. 

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L’arco in questione, in peperino e travertino e a doppia facciata, è il gemello (almeno per quanto concerne il fornice principale) di un altro, che tutt’ora sorge lungo la Via Tuscolana e che è noto come “Porta Furba”. 

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Ambedue gli archi sono caratterizzati, da entrambi i lati, sui punti di volta dei fornici maggiori dalla presenza di una testa leonina in marmo, e, nelle lunette dei fornici maggiori da stelle ad otto punte, su una facciata dell’arco, e dai tre monti (Viminale, Quirinale ed Esquilino), sull’altra facciata, ad indicare lo stemma del Papa. 

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Nelle lunette dei fornici minori sono presenti i fregi con raffigurati i famosi rami con le quattro pere.   
La parte superiore il fornice maggiore, su entrambi i lati, è caratterizzata da una targa.
Le targhe dell’Arco delle Pere recitano, quella rivolta a Nord: “Sisto V Pontefice Massimo realizzò a sue spese la conduttura dell’Acqua Felice, in flusso sotterraneo per 13 mila passi e su sostruzione arcuata per 7 (mila)”, e quella a Sud: “Sisto V Pontefice Massimo lastricò a sue spese, in larghezza e in lunghezza, le vie da entrambi i lati (dell’arco) verso Santa Maria Maggiore e (verso) Santa Maria degli Angeli, per comodità e devozione del popolo”. 
Un’altra iscrizione, sottostante, ricorda l’anno di edificazione dell’Arco e, precisamente, il 1585, primo anno (e pensare che furono soltanto cinque!) di pontificato di Sisto V.
Come accanto all’Arco di Porta Furba sorge la splendida Fontana del Mandrione (fatta restaurare da Clemente XII nel 1733 forse da Luigi Vanvitelli), così, nei pressi dell’Arco delle Pere, sorgeva, per accoglie e dissetare i pellegrini ed i viandanti provenienti da Est, una fontana di cui si è persa traccia.

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4 commenti:

Uapa ha detto...

Ma quante ne sai!!! *.*
E' sempre un piacere leggerti :-)
Ti risulta che l'arco in questione, il primo, quello delle pere, si trovi all'altezza delle antiche mura Serviane? Più o meno dove venivano "giustiziate" le vestali che non adempivano al loro dovere?
O mi sbaglio io?
Un abbraccio :-)

Andrea ha detto...

E finalmente!!! Mi mancavano le tue lezioni di storia romana ;) (mai filato quell'arco...e non sai le volte che ce passavo sotto dopo le sbronze a s.lorenzo ;) )

JAJO ha detto...

Ciao UAPA, grazie! Non ce mai da finire di stupirsi di Roma e delle sue curiosità :-D
In effetti ho letto che le Vestali venivano sepolte presso Porta Collina, tra Via Goito e Via XX Settembre. L'Arco delle Pere è all'incrocio tra Via Marsala e Viale Pretoriano: in linea d'aria poco più di 500 metri ma non è lo stesso arco.

ANDREA: un libro in fase di approvazione da Lulu e.... un post in arrivo che ti farà scoprire una cosa "ovvia": l'origine del nome di alcune zone di Roma ;-)
Stay tuned :-D

JAJO ha detto...

P.s.: pure io stavo bello appesantito ma passavo dall'altra parte di San Lorenzo :-D