12 aprile 2013

ROMA CURIOSA - L'ACQUARIO ROMANO


Passeggiando per Roma, in qualunque zona di Roma. capita ogni volta di imbattersi in qualcosa che attira l'attenzione: può trattarsi di un monumento più o meno grande, di un rudere appena percepibile o di una struttura assorbita dai palazzi che gli sono intorno (come Tor Millina, a pochi metri da Piazza Navona), di una statua, o anche di una costruzione dall'aspetto curioso e, perfino, di sampietrini d'oro (o, meglio, d'ottone, ma questa è un'altra storia...).

In questo caso proprio di un curioso edificio vi voglio parlare, una via di mezzo tra un piccolo Colosseo ed un arco di trionfo: l'Acquario Romano.
L’edificio dell’Acquario Romano, dal 2003 sede della “Casa dell’Architettura”, che lo utilizza come spazio espositivo e per manifestazioni inerenti l’arte e l’architettura, sorge alle spalle della Stazione Termini, all’interno del giardino di Piazza Manfredo Fanti, e chissà quante volte sarete passati da quelle parti ma non lo avete notato perché, magari, eravate intenti a cercare un posteggio in fretta e furia perché qualche vostro amico o parente stava arrivando con il treno e voi stavate ancora vagando in auto…
L’idea della realizzazione di un acquario, con uno stabilimento di piscicoltura, che avesse sia funzioni scientifico-didattiche sia ricreative per la borghesia che veniva insediandosi nel nuovo elegante quartiere Esquilino, fu dell’ittiologo Pietro Garganigo agli inizi degli anni ’80 dell’Ottocento. L’ideazione di questo progetto fu subito appoggiata da Quintino Sella, in quanto secondo lui Roma sarebbe dovuta divenire, in breve tempo, il centro culturale e scientifico della nuova Italia, nata appena un decennio prima con la breccia di Porta Pia e l’annessione della città al Regno. Sella, infatti, prima ancora che Ministro delle Finanze in diversi governi dell’Ottocento, fu un valente scienziato (essendosi laureato in Ingegneria Idraulica a vent’anni) che dedicò i suoi studi alla struttura dei cristalli. Da politico si batté affinché Roma potesse divenire la nuova capitale d’Italia e, da Ministro, fu uno dei pochi ad ottenere per lo Stato un pareggio di bilancio, anche ricorrendo alla privatizzazione di beni ed immobili appartenuti alla Chiesa ed alle varie Confraternite delle arti e mestieri, e da queste alienati dal Governo con l’annessione della città al Regno. La sua poliedricità si espresse anche nella fondazione del C.A.I., il Club Alpino Italiano, e della Società Geologica Italiana.
A seguito forse di un interessamento diretto da parte di Sella, Pietro Garganico, dopo una prima ipotesi, nel 1881, dell’istituzione dell’acquario in Via Nazionale, ottenne, nel 1882, da parte del Consiglio Comunale romano, la concessione gratuita di un terreno sull’Esquilino, quartiere in espansione della nuova capitale e punto d’arrivo (la Fontana del Mosè, fatta erigere da Papa Sisto V) dell’Acquedotto Felice, ex Alessandrino.
Per questo stesso motivo in quella zona, dove ora sorge Piazza Vittorio Emanuele II, è sempre stata forte la presenza di monumenti che avevano l’acqua come elemento fondamentale: il ninfeo degli Horti Liciniani, in Via Giolitti, risalente agli inizi del IV secolo a.C. ed ora ridotto ad un rudere circolare; l’Auditorium di Mecenate, in Largo Leopardi, di fronte al teatro Brancaccio, che un auditorium non era, bensì il ninfeo della villa di Mecenate, consigliere di Augusto e importante personaggio del I secolo a.C. (erroneamente le 7 gradinate semicircolari, affacciate sulla grande aula, avevano fatto pensare ad un piccolo teatro, quando non erano, invece, che un espediente per creare una piccola cascata d’acqua, acqua che poi andava a raccogliersi nella vasca che è stata erroneamente considerata una cavea teatrale); i Trofei di Mario (o Ninfeo di Alessandro), all’angolo Nord di piazza Vittorio: una fontana monumentale dell’Acqua Giulia che prendeva il nome dalle sculture marmoree che la adornavano e che ora sono poste sulla cima della scalinata che, a fianco delle statue dei Dioscuri, conduce al Campidoglio: questa struttura, del periodo di Alessandro Severo (222-235 a.C.), serviva come “castello” per distribuire ed incanalare l’acqua dal condotto principale dell’acquedotto in canali e diramazioni secondarie.
Il lavoro di progettazione dell’acquario fu commissionato all’architetto romano Ettore Bernich (1850-1914): appassionato di storia e di archeologia, era un progettista di residenze private ispirato da un gusto classicheggiante ed elegante. Nel corso della sua carriera di architetto, svolta in gran parte in Puglia, si occupò della progettazione di palazzo Fizzarotti a Bari, dei restauri e valorizzazione di diverse cattedrali medievali ed edifici storici: a Bitonto, Ruvo, Bari, Giovinazzo, del Mausoleo di Boemondo a Canosa, della basilica di San Nicola a Bari, dei castelli di Gioia del Colle e di Bari, e della cosiddetta Tomba di Rotari a Monte Sant’Angelo.
La progettazione dell’acquario durò tre anni, dal 1881 al 1884, così come la costruzione e l'opera di rifinitura dell’edificio, iniziata l’anno successivo ed effettivamente terminata entro il 1885, anche se l’inaugurazione avvenne il 29 maggio del 1887.
Bernich sviluppò il progetto dell’edificio ispirandosi alla classicità, come detto, con l’associazione di una sala ricalcante le simmetrie di un anfiteatro ed un arco trionfale a fare da ingresso.
L’edificio, la cui finitura esterna è ad intonaco dipinto a “finto travertino”, era quindi strutturato con un impianto centrale ed un giardino adiacente, con tanto di laghetto dal quale far emergere scenograficamente i resti delle antiche mura Serviane.


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In particolare l’edificio, che ricorda molto il Pantheon, è tuttora formato strutturalmente da tre elementi: un corpo cilindrico, di base ellittica, che custodisce la sala centrale, un atrio di ingresso, colonnato a esedra (con arco e grande nicchia centrale), sormontato da un frontone, con due rampe di scale d’accesso laterali (come quelle del Palazzo Senatorio in Campidoglio), ed un basamento con due edicole ai lati, nelle quali sono collocate due statue, in stucco e trattate in “finto bronzo”, raffiguranti “La Pesca” e “La Navigazione”. 
Sulla sommità dell’”arco”, sopra il quale sono due tondi a rilievo affiancati da due cariatidi ciascuno, è un gruppo raffigurante un “Carro di Venere trainato da un tritone ed una nereide”.

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Tra le due rampe d’accesso all’edificio era una fontana, concepita inizialmente come una piccola grotta.


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L’interno dell’atrio, che doveva svolgere il compito di “preparare” il visitatore alla luminosità ed alla spettacolarità della sala ellittica interna, presenta due affreschi, l’uno raffigurante l’esterno dell’acquario con il giardino ed il laghetto e, l’altro, il “Vittoriano”, il monumento dedicato, in piazza Venezia, a Vittorio Emanuele II, nella sua prima progettazione del 1882, opera di Giuseppe Sacconi (progettazione originale che, in fase di realizzazione, venne poi notevolmente modificata).


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Il tema dell'acqua ispira anche le decorazioni pittoriche interne dell’edificio, opera dei pittori Giuseppe Toeschi e Silvestro Silvestri, che in particolare vi raffigurò scene marine ed anche con putti, ninfe e fauni. 
Le decorazioni della sala centrale, caratterizzata dallo scenografico colonnato in ghisa (anch’esso dipinto), erano particolarmente ricche e la grande luminosità data a tutto l’ambiente dall’ampio lucernario facevano convergere l’attenzione verso il centro della sala. 


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Nella sala è presente anche un “palco reale”, sopraelevato, con mensole a forma di rostro di nave.  


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Particolarmente ricchi e vistosi erano anche gli arredi della sala: il palco era contornato da ricchi tendaggi, le ringhiere foderate di velluto e le finestre perimetrali ornate da tende di satin. 
La grande sala ellittica interna conteneva 22 vasconi (delimitati da un muro posteriore, che faceva da parete al corridoio anulare retrostante, e da vetrine rivolte verso il centro della sala), destinati ad acquari, ed era caratterizzata da una pavimentazione a mosaico e da un doppio ordine di colonne in ghisa a sostegno della galleria superiore e della copertura. Un doppio ordine corinzio di semicolonne caratterizza i muri perimetrali, entro  i quali erano ricavati gli spazi per le 22 vasche, spazi oggi murati. Il corridoio perimetrale, circolare, serviva per l’accesso al ballatoio in legno, dal quale si alimentavano i pesci e si effettuavano le pulizie delle vasche sottostanti, caratterizzate, nella parte frontale, sopra le vetrine, da affreschi opera di Silvestro Silvestri raffiguranti soggetti mitologici riferiti al tema dell’acqua. 


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Il mosaico del pavimento, anch'esso di forma ellittica, raffigura lo stesso disegno della struttura del lucernario: questo, costituito inizialmente da un controsoffitto semivoltato affrescato dal Toeschi, è stato sostituito (a causa di infiltrazioni) nel 1930 con l’attuale struttura, che segue il profilo dodecagonale del lucernario.
Esternamente si accedeva al giardino del laghetto direttamente da Via Carlo Cattaneo. Caratteristica del vialetto principale, da cui si diramavano piccoli sentieri che conducevano alle aiuole, era che per l’accesso alla struttura si dovevano oltrepassare due piccoli ponticelli sormontanti lo specchio d’acqua che circondava i resti delle mura Serviane. 
Un piccolo fossato, alimentato probabilmente dal vicino acquedotto e destinato all’allevamento dei pesci d'acqua dolce, circondava l’edificio.
Poco rimane dell’allestimento esterno originale dell’Acquario Romano, tanto che per cercare di avere un’idea del suo aspetto iniziale dobbiamo far ricorso all’affresco del Silvestri all’interno dell'atrio e che raffigurava, appunto, l’Acquario visto esternamente. 



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Successivamente alla realizzazione, la società che gestiva l’acquario (Società Anonima Acquario Romano), subentrata a Garganico, fallì ed il Comune di Roma, come era previsto nel contratto d’appalto, tornò nel 1891 proprietario del terreno e dell’ormai avviata struttura. 
In effetti l’attività di piscicoltura ebbe fin da subito un ruolo marginale, una volta realizzata la struttura, tanto che nulla è arrivato a noi dello stabilimento e che i vasconi, deputati all’allevamento dei pesci, realizzati nel seminterrato dell’edificio hanno sempre lasciano dei dubbi sulla loro effettiva capacità e produttività.
In effetti, fino al 1894 i 22 acquari rimasero funzionanti grazie ad un vero e proprio “autofinanziamento” dovuto al fatto che la stessa sala principale, come pure le gallerie perimetrali, venivano date dal Comune in concessione temporanea per l’allestimento di mostre, esposizioni, congressi e perfino di spettacoli teatrali e cinematografici. 
Un progetto del 1895 ne previde addirittura la trasformazione in “stabilimento di bagni pubblici”, vista la vicinanza con la Stazione Termini.
Nel 1900 il Comune stipulò una convenzione con il Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio per rinnovare la struttura e ridarle le funzioni per le quali era stata costruita, ma, già dai primi anni del ‘900, venne nuovamente utilizzata principalmente come luogo di spettacoli. Seppur di secondo piano, rispetto ai teatri di fama dell'epoca (l'Adriano, il Belli, il Sala Umberto e lo Jovinelli, costruito nel 1909 e poi rinominato Ambra Jovinelli), vi recitarono comunque attori come Ettore Petrolini e Raffaele Viviani e nel 1909 vi vennero rappresentati due grandi successi dell’epoca: la rivista satirica “Pantaloneide”, di Augusto Turchi e Theodore Smith, e “Omnibus”.  
Dagli anni Trenta del ‘900, dopo essere stata utilizzata anche come circo equestre o adibita a palestra per le scuole del quartiere, la struttura, oramai in via di degrado viste le scarse risorse economiche, venne anche destinata a magazzino del Governatorato e del vicino Teatro dell’Opera.
Fino agli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale, dopo che nel 1935 venne perfino ventilata l’ipotesi di adibire i locali dell’Acquario a stazione per le linee automobilistiche regionali, diverse furono le richieste, avanzate da privati, per la gestione della sala come cinematografo con ristorante (alla stregua, nello stesso periodo, della struttura dello “Stabilimento Roma” sul litorale di Ostia), ma l’edificio continuò ad essere utilizzato come deposito fino alla fine del 1984. 
Agli inizi del 1986, finalmente, prese il via l’opera di restauro, durata fino al 1990, che ha permesso il recupero quasi totale della fisionomia originale della struttura e delle pitture del Silvestri poste sopra le vasche dei 22 acquari.
Successivamente, a seguito del progetto del Comune di Roma relativo alla creazione, in diverse aree storiche della Capitale, di “case” dedicate alle arti (Casa del Cinema, Casa del Jazz, ecc.), nel luglio del 2003 la struttura è stata destinata a “Casa dell’Architettura” e sede degli uffici dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia. 
Attualmente vi si svolge ogni tipo di manifestazione: da mostre d’arte e di architettura moderna ad eventi di moda, da piccoli concerti a presentazioni ed incontri o cene di gala di associazioni. 
Nella struttura sono presenti una libreria ed un caffè.



BIBLIOGRAFIA E FONTI:
Lodovica Ana Silva, per http://lnx.archidiap.com/ 


MAZZOLI Andrea. Acquario Romano: storia di un edificio. 
Disponibile dal www all'indirizzo:http://www.prospettivedizioni.it/testrun/wp-content/uploads/2011/10/AR-53-web.pdf

VITTORI Anna M. Aspetti costruttivi dell’Acquario Romano. 
In: L’Acquario Romano, a cura di Vittorio DE FEO e Silvano STUCCHI, 
quaderni dell’Assessorato per gli interventi del Centro Storico. Roma: Ed. Kappa, 1983, 

LUCCHINI Flaminio. Aspetti stilistici dell’Acquario Romano. 
In: L’Acquario Romano, a cura di Vittorio DE FEO e Silvano STUCCHI, quaderni dell’Assessorato per gli interventi del Centro Storico. Roma: Ed. Kappa 1983

SAGGIORO Carla. Aspetti tipologici dell’Acquario Romano. 
In: L’Acquario Romano, a cura di Vittorio DE FEO e Silvano STUCCHI, quaderni dell’Assessorato per gli interventi del Centro Storico. Roma: Ed. Kappa 1983

ACCASTO Gianni, Renato NICOLINI e Vanna FRATICELLI. 
L’architettura di Roma Capitale. Roma: Golem, 1970.

Foto tratte dal sito del Comune di Roma

2 commenti:

Andrea ha detto...

Grande Jacopo! E' nella mia lista d'attesa..per adesso sono solo andato a scattare qualche foto! ;)

Uapa ha detto...

Che meraviglia, non lo conoscevo :-)
Peccato che non sia sopravvissuto come acquario, ma menomale che è stato recuperato comunque, invece di fare una finaccia come magazzino o, perggio, magari demolito dopo essere caduto in disuso!
Angolo di Roma tutto da scoprire, grazie mille :-)
PS: ma uno che già fa Silvestri di cognome, perché lo hanno chiamato Silvestro? :-S
PPS: ma quelli che stavano cercando parcheggio alla stazione Termini... Sono ancora lì che cercano o avranno trovato un posto? ;-)
Un abbraccio forte e grazie ancora per questo blog, davvero davvero interessante :-)