20 maggio 2013

ROMA CURIOSA: IL FENOMENO "SHOEFITI"

Una delle frasi che pronuncio più spesso è "A Roma bisogna camminare sempre a testa alta".
Ma non è una frase che pronuncio per l'orgoglio di essere nato in questa splendida città (oddio... un po', ovviamente, anche per quello!) quanto per il fatto che, a Roma, ogni angolo può suscitare stupore: un tetto, una cupola, un palloncino che vola libero, un qualcosa che non ci saremmo aspettati di vedere in un determinato posto... 
Tutte le cose più sorprendenti, a Roma, sono in alto o a terra (magari nelle pozzanghere... ma questo lo vedremo più avanti).
E così, facendo fede al mio credo
nell'aprile del 2007, passeggiando verso Campo de' Fiori con lo sguardo rivolto in alto, vidi per la prima volta, in Piazza della Quercia, ...questo!

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"Un albero?" o "Due finestre?", direte voi.
Non precisamente... 
Guardate bene in alto a destra nella foto. Non vedete un paio di scarponcini?
Esatto!  
Qui li vedete meglio.

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A dir la verità, quando vidi per la prima volta un paio di scarpe penzolanti dalla quercia tanto cara alla Confraternità di Santa Maria della Quercia dei Macellari, che nell'adiacente omonima chiesetta ha lo propria sede, non erano questi scarponcini marroni ma un paio di malandate scarpe da ginnastica bianche, rese quasi grigie dall'uso e dalle intemperie.
Lì per lì diedi dell'incivile a chi le aveva tirate sull'albero, cui erano rimaste impigliate per via dei lacci, seppure un po' nascoste tra i rami. 
Passando gli anni mi accorsi che a Roma, di scarpe impigliate nei cavi dell'energia elettrica, in quelli telefonici aerei o addirittura appese ai pali dei semafori o di alcuni lampioni, ce n'erano molte. 
Iniziai così, incuriosito, una ricerca su internet e scoprii il fenomeno dello "shoefiti".
Eh si, perché di vero e proprio fenomeno artistico si tratta questo "lancio delle scarpe".
L'origine della parola deriva dai due termini "shoe", in inglese "scarpa", e "grafiti" e sta ad indicare una vera e propria "opera d'arte aerea", un grafito disegnato a mezz'aria.

Si legano tra loro i lacci delle scarpe e poi, a mo' di "bolas" sudamericane, si lanciano in aria, sperando di essere fortunati (prima di slogarsi una spalla) e di vederle intrecciarsi ai pali metallici o ai cavi dell'alta tensione: a quel punto l'opera d'arte è creata ed il segno del proprio passaggio è lasciato.
Sembra che la moda dello shoefiti sia nata nel 2005 a Minneapolis per opera di Ed Kohler, che per testimoniare il fenomeno ha anche creato un omonimo blog.
Nato, quindi, in America il fenomeno, molto in voga nelle comunità hip-hop, si è velocemente espanso in tutto il mondo: dapprima in Colombia, Brasile, Messico, Argentina, per poi spostarsi in Australia ed in Europa. 

In Italia moltissime città, oramai, possono vantare le proprie scarpe appese: Roma, Firenze, Napoli, Milano, Caserta, Catania, e perfino piccoli centri come Campobasso, Imola, Faenza, Arzachena, Scafati e Cividate del Piano o Sparanise.

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Shoefiti nel Parco della Valle della Caffarella, a Roma

Come ogni fenomeno nato in modo imprecisato, anche quello della nascita dello shoefiti è presto divenuto una leggenda metropolitana, assumendo molteplici (presunti) significati: chi dice che appendere le scarpe in bella vista serva come segnalazione di luoghi ove ci sia spaccio di droga; chi dice che le scarpe in questione siano appartenute ad un componente di una banda giovanile morto per overdose, per incidente o durante una rissa, e siano messe lì, in bella vista, per commemorarlo ed averlo sempre vicino; chi pensa che possano semplicemente indicare un "confine" o, addirittura, per significare un avvenimento importante nella vita di chi le ha lanciate in aria ed ha intrapreso un nuovo cammino: un matrimonio, una laurea conseguita, un lavoro che possa dare nuove aspettative di vita...
Fatto sta che sempre più comune è il vedere paia di scarpe penzolare da ogni dove in qualunque città.
Addirittura, sempre in America, è molto comune vedere degli alberi interamente ricoperti da scarpe. Esistono anche alberi "a tema": "shoetree" interamente ricoperti solamente da scarpe con tacchi a spillo, o stivali, o scarpe da ginnastica...



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 In Australia il lancio della scarpa è perfino considerato uno sport amatoriale, con regole e categorie ben determinate.


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Shoefiti colorate a Melbourne

Il cinema non poteva rimanere insensibile a questa pratica, ed infatti il fenomeno è stato riportato in alcuni film: "Sesso e potere", "Big fish", "Full metal jacket" e perfino nel film "Stanno tutti bene", di Giuseppe Tornatore, si possono vedere scarpe penzolare dai fili elettrici di una stazione ferroviaria. 
Oltre il blog di Ed Kohler esistono decine di altri blog in cui sono raccolte migliaia di immagini di scarpe appese nei luoghi più disparati, scarpe che da singolo accessorio vengono innalzate a vere e proprie opere d'arte, simbolo del passaggio del proprio "autore-lanciatore". 
Delle vere e proprie "installazioni creative" (in fin dei conti alla Biennale di Venezia si vedono cose ben peggiori).



2 commenti:

Uapa ha detto...

Non potevo rimanere insensibile alle scarpe arcobalenose, ma... Non mi sa tantissimo di opera d'arte @'.'@

Andrea ha detto...

hahaha me fanno tajà le leggende metropolitane. Conosco un sacco di gente seriamente convinta che sia il segnale di spaccio in zona (che se la batte con "dio c'è") ;)