23 novembre 2011

CUCINA ROMANESCA - LA PROVATURA FRITTA

La provatura, un formaggio a pasta filata molto simile alla mozzarella, è "la prova", ossia la parte che viene ricavata dal formaggio in lavorazione per testarne la qualità della filatura.
La prima nota storica riferentesi a questo prodotto caseario, tipico del Lazio e della Campania, consiste in un documento del XII secolo reperito nell’Archivio Episcopale di Capua.
La sua produzione, dal XVI secolo ad oggi, si estese a tutto il centro sud ed è tutt'ora prodotta, con latte di bufala o di mucca, in forma rotonda di dimensioni minori rispetto al classico "fior di latte".
Io, sinceramente, ammetto di aver utilizzato per questa preparazione un banale fior di latte, in quanto a Roma la provatura originale è oramai di difficile reperimento.

PROVATURA FRITTA

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INGREDIENTI (per 4 persone):
1 provatura (o un semplice fior di latte)
pan grattato q.b.
farina q.b.
2 uova
sale
pepe
olio per friggere

PROCEDIMENTO: tagliare la provatura/fior di latte in fette dello spessore di circa 1,5 cm e metterle a scolare il liquido dopo averle leggermente premute con una forchetta.
Scaldare l'olio, circa mezzo litro, in un padellino dai bordi alti e, nel frattempo, infarinare leggermente le fette di provatura passandole poi nelle uova sbattute, in cui avrete aggiunto un pizzico di sale ed una grattatina di pepe nero; passare quindi le fette nel pan grattato e ripetere una seconda volta la bagna prima nell'uovo poi nel pan grattato per ottenere, in pratica, una doppia panatura.
Mettere con delicatezza le fette panate nell'olio bollente e girarle dall'altro lato dopo poco più di un minuto. In tutto la cottura dovrà durare circa 3 minuti, il tempo di far ammorbidire la mozzarella rendendola quasi filante.
Scolare le fette su cartapaglia e servirle ancora ben calde.

13 novembre 2011

ROMA CURIOSA: LA CHIESA ORTODOSSA DI "SANTA CATERINA GRANDE MARTIRE DI ALESSANDRIA"

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Il 6 ottobre del 1803, su proposta del Collegio degli Affari Esteri, l'Imperatore Alessandro I firmò il "Decreto sull’istituzione della chiesa greco-russa" a Roma e diede disposizione affinché la costruzione della nuova chiese potesse essere definita entro la primavera del 1804. Il prolungarsi degli eventi bellici contro Napoleone fece però slittare i lavori di costruzione e la "Chiesa di San Nicola Taumaturgo" fu istituita presso l’ambasciata russa a Roma solo venti anni dopo, nel 1823.
A seguito di vari eventi l’istituzione ortodossa cambiò diverse volte sede, rimanendo però, come le altre sedi presso le ambasciate russe degli altri stati europei, sempre sotto il diretto controllo della Diocesi di San Pietroburgo, mentre dal punto di vista finanziario la chiesa dipendeva dal Ministero degli Esteri russo.
Nel 1898, su determinazione dell'archimandrita Kliment, superiore della chiesa presso la propria ambasciata, la comunità russa a Roma promosse una raccolta di offerte per la costruzione di una chiesa ortodossa nella capitale italiana. La sua motivazione fu, all’incirca, quella del "...bisogno di avere una chiesa ortodossa rispondente alla dignità dell'Ortodossia e alla grandezza della Patria nella città dei santi apostoli Pietro e Paolo".

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Nel 1907 Nicola II approvò la composizione del “Comitato di costruzione”, del quale fecero parte diplomatici russi, l'archimandrita della chiesa ortodossa russa e le personalità rappresentanti della comunità russa in Italia. Alla Commissione venne sottoposto un gran numero di progetti, tra i quali anche uno dell'architetto di origine italiana Vincenzo Moraldi, mentre un progetto presentato dall'architetto Pokrovskij prevedeva che la chiesa avrebbe potuto contenere ben 500 persone.
Il 16 maggio del 1913 il Consiglio Comunale di Roma diede l'approvazione per la costruzione della chiesa sul proprio territorio, autorizzazione che in madre patria fu concessa pochi mesi dopo dall'imperatore Nicola II, ultimo Zar di Russia, il quale elargì un "contributo imperiale" di 10.000 rubli; ma già nel 1898 i gran duchi Sergej Aleksandrovič e Mikhail Nikolaevič, come molti altri industriali e commercianti moscoviti e siberiani, avevano offerto sostanziosi contributi alla causa.
Il 28 maggio del 1913 un progetto indicativo fu approvato dall'imperatore Nicola II e nell'estate del 1914 la Banca Statale dell'Impero Russo aprì un conto speciale, nella filiale di San Pietroburgo, a beneficio della chiesa.
Mi preme qui fare una digressione per chiarire i motivi della scelta del terreno su cui verrà innalzata la chiesa ortodossa.
Nel 1915 il principe Abamelek-Lazarev, per conto del “Comitato di costruzione” che presiedeva, acquistò, a nome dell'ambasciata russa a Roma, un terreno di 2065 metri quadri adiacente la propria residenza, sul Lungotevere Arnaldo di Brescia. Villa Abamelek, situata nei pressi del colle del Gianicolo, era stata costruita, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, come residenza romana del marchese genovese Paolo Girolamo Torre, un importante banchiere del tempo. La costruzione originaria, identificabile con l'attuale “Palazzina Belvedere”, era decorata con affreschi in parte ora perduti.
Nella villa si svolse perfino una riunione di vescovi, il 22 agosto 1700, in previsione dell'eventuale prossimo conclave, a causa della grave malattia del Papa Innocenzo XII, che morì, infatti, il 27 settembre di quello stesso anno.
Per problemi finanziari la famiglia Torre, nel 1722, vendette la villa all'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia il quale, nel 1734, la rivendette a monsignor Giuseppe Maria Feroni, nobile fiorentino che fu eletto poi cardinale. Questi incaricò l'architetto fiorentino Alessandro Galilei di rinnovare il complesso con nuovi arredi: secondo la nuova moda, volta all’esotico, oltre ai classici paramenti religiosi vennero impiegate ricche carte cinesi alle pareti.
Nel 1792 la villa passò a Giovanni Torlonia e da questi alla figlia, la contessa Maria Teresa Marescotti, poi alle famiglie dei Valentini e dei Giraud. Nel 1849, in occasione del cannoneggiamento della battaglia del Gianicolo tra l’esercito francese e le truppe della Repubblica Romana, la villa subì gravi danni.

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Nel 1854 la villa venne acquistata dal principe Filippo Andrea Doria Pamphilj, che la annetté alla sua vicina abitazione e che ne ampliò e restaurò il giardino, per opera dell'architetto Andrea Busiri Vici, secondo il gusto paesistico di quel periodo.
Successivamente il complesso fu ceduto ai Ricasoli, nel 1863, per divenire, infine, nel 1907, proprietà del citato principe russo, di origine armena, Semion Abamelek Lazarev, che possedeva attività bancarie internazionali e controllava lo sfruttamento di miniere di sale in Russia. Il principe, avendo ulteriormente ampliato la tenuta con l’acquisto di vigne e casali confinanti, si avvalse dell’esperienza dell'architetto Vincenzo Moraldi, che come visto poco fa avrebbe presentato successivamente un progetto per la realizzazione dell’edificanda chiesa ortodossa, per ridisegnare parzialmente ed arricchire il giardino con un notevole numero di sculture antiche e seicentesche. In quell'occasione venne inoltre ampliato il casino settecentesco, rinominato nel secolo precedente "Villa Belvedere", e venne edificato il "Casino delle Muse", un edificio ornato da tele, arredi di ambiente veneziano, arazzi fiamminghi, sculture di varie epoche e mosaici pavimentali romani. All'esterno del Casino venne realizzato anche un emiciclo teatrale sull'impronta di quelli dell'antica Grecia.
Dopo la morte del principe, nel 1916, e quella della principessa consorte, nel 1936, l'edificio divenne proprietà dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che, nel 1946, ne fece la propria sede diplomatica (divenne Ambasciata di Russia dal 1991, a seguito della secessione degli stati dell’Est dalla Repubblica Sovietica).

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Malgrado all'inizio del 1916 fossero già state raccolte 165.000 lire, somma del tutto sufficiente per l’edificazione, per via dell'inizio della Prima Guerra Mondiale ed a causa della conseguente mancanza di risorse finanziarie, la costruzione della chiesa fu sospesa quando ne erano state oramai quasi ultimate le fondamenta. I lavori vennero riattivati nel 1915 per fermarsi poi, definitivamente, dopo la morte del principe Abamelek e la rivoluzione in Russia nel 1917.
Ancora oggi nella chiesa di San Nicola, a Roma, è conservato il libro con la registrazione delle offerte per la costruzione della nuova chiesa ortodossa, con la firma ed il timbro dell'ambasciatore russo dell’epoca. Si è fatto riferimento alla Chiesa di San Nicola perché la comunità russa, e quella ortodossa in particolare, è da sempre legata a questo santo (di cui parte delle spoglie sono state traslate nella Chiesa di San Nicolò, a Venezia, e parte, appunto, a Bari), tanto che l’omonima Chiesa di San Nicola, a Bari, è passata nel dicembre del 2008 sotto il controllo del Patriarcato di Mosca. Fino al 1919, a Bari, presso la chiesa dedicata al santo venivano accolti i pellegrini ortodossi arrivati in Italia per venerarne le reliquie.
Nel 1921 la chiesa ortodossa, che aveva sede presso l'ambasciata russa, divenne parrocchiale. Nel 1924 l'ambasciata sovietica, per far fronte alla mancanza di fondi, vendette il terreno dove si sarebbe dovuta costruire la nuova chiesa.
Nel 1931 la principessa Maria Cernysceva donò all’ambasciata un palazzo in Via Palestro, che divenne la nuova sede della chiesa ortodossa. Nei locali siti al pianterreno di questo palazzo ancora oggi si svolgono funzioni di culto ortodosso.
All'inizio degli anni '90 del XX secolo, considerando anche che il palazzo donato dalla principessa Cernysceva necessitava di profondi restauri, fu di nuovo sollevata la questione della necessità di erigere, a Roma, una chiesa ortodossa che potesse contenere un numero sempre maggiore di fedeli. Il nuovo proposito venne avallato da Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia e, nell'ottobre del 1999 l'Ambasciata della Federazione Russa fece formale richiesta al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana ed al Comune di Roma per ottenere la possibilità di costruire un nuovo edificio di culto in una parte del parco di Villa Abamelek.
Nel maggio del 2000 è stato presentato al Comune di Roma il progetto per l’edificazione della “Chiesa di Santa Caterina Martire”, ad opera di Andrej Obolenskij, sul terreno di Villa Abamelek all'angolo tra Via del Lago Terrione e Via delle Fornaci, a poche centinaia di metri dalla Basilica di San Pietro in Vaticano.

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Il 14 gennaio 2001 all'interno di Villa Abamelek, alla presenza dei Ministri degli Esteri italiano e russo, Igor Ivanov e Lamberto Dini, si è svolta la cerimonia della posa della prima pietra, benedetta dall'arcivescovo di Korsun Innokentij, della futura “Chiesa di Santa Caterina grande martire di Alessandria”, santa venerata sia dagli ortodossi che dai cattolici.
Nel giugno 2002 è stata ottenuta la licenza edilizia e la costruzione della chiesa è iniziata nell'estate 2003.
Il 19 maggio 2004, con la benedizione del Patriarca di Mosca, a Roma è stata registrata l'Associazione per il sostegno della costruzione della chiesa ortodossa di Santa Caterina grande martire”, creata sull’esempio del “Comitato di costruzione” che esisteva nel periodo pre-rivoluzionario.
Pur sorgendo, la chiesa, in territorio diplomatico, è previsto il libero accesso per tutti nel comprensorio della proprietà della Federazione Russa, adiacente alla residenza dell'Ambasciatore in Villa Abamelek.
Il 19 maggio 2006 ha avuto luogo la consacrazione della chiesa, dipendente dal Patriarcato di Mosca, alla cui cerimonia hanno partecipato autorità russe e italiane.
Le funzioni religiose nella chiesa sono iniziate nell’ottobre del 2006 e nel dicembre 2007 si è svolta la consacrazione della cripta, dedicata ai santi Costantino ed Elena.
Sabato, 23 maggio 2009 è avvenuta la cerimonia di inaugurazione della nuova chiesa, la cui cupola, alta 29 metri, con i suoi colori bianco, verde acqua ed oro risalta nella vegetazione del parco Abamelek ed a ridosso del balcone panoramico del Gianicolo.
L'interno è raccolto e curatissimo e lo sguardo è attirato dalle icone affisse alle pareti, dal grande lampadario pendente dalla curiosa cupola e dai dipinti policromi alle spalle dell'altare dorato.
Ringraziamo il gentilissimo personale che ci ha permesso di entrare a visitarla malgrado l'orario delle funzioni (dalle 09.00 alle 11.00) fosse da poco passato e fossero in corso le pulizie.
Di seguito una serie di immagini della chiesa e dei suoi interni.

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FONTI: http://www.stcaterina.org/it/

07 novembre 2011

CUCINA ROMANESCA - LA CODA ALLA VACCINARA

Altre volte vi ho parlato dei piatti della cucina romanesca preparati con tagli di carne che, un tempo, erano considerati di scarto, almeno per le famiglie nobili che potevano permettersi carni e tagli più pregiati e costosi. Male per loro perchè del famoso "quinto quarto" potevano goderne soltanto i poveri popolani, in questo caso tutt'altro che sfortunati.
Con il passare degli anni il quinto quarto è stato rivalutato a tutti i livelli ed ora tutti possono gustare piatti come la Coratella con i carciofi (o con le cipolle), la Trippa al sugo, la Pajata e tanti altri tra cui la

CODA ALLA VACCINARA

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INGREDIENTI (per 4 persone):
1,5 kg. di coda di bue
100 gr. di grasso di prosciutto
1 kg. di pomodori da sugo
1,5 kg. di sedano
Aglio
Cipolla
Carota
Prezzemolo
Maggiorana
Lauro
Timo
Vino bianco
30 gr. di pinoli
30 gr. di uva sultanina
Cannella
Noce moscata
Olio extravergine d’oliva

Sale
Pepe

PROCEDIMENTO: Acquistare dal macellaio i pezzi di coda già tagliata, lasciarla spurgare un paio d’ore in acqua corrente, quindi scottarla per mezz’ora in acqua bollente.
Asciugare i pezzi di coda conservando l’acqua di cottura.

In un tegame di coccio far rosolare, in mezzo bicchiere d’olio, il grasso di prosciutto, una cipolla, una carota, uno spicchio d’aglio ed un cucchiaio di prezzemolo, tritando il tutto a coltello.
Aggiungere quindi la carne e, quando sarà colorita, salarla, peparla ed innaffiarla con un bicchiere di vino bianco.
Una volta evaporato l’alcool aggiungere i pomodori, che avrete precedentemente scottato in acqua bollente e privato di semi e buccia.
Aggiungere la maggiorana, una foglia di lauro, il timo ed un pizzico di cannella e di noce moscata.
Coprire il tegame e lasciare in cottura a fuoco basso, aggiungendo l’acqua di cottura della coda in caso il fondo tendesse a “tirare” troppo.
Dopo tre ore di cottura aggiustare di sale ed aggiungere il sedano mondato, lavato e tagliato a pezzi, quindi i pinoli, l’uva (precedentemente ammorbidita in acqua tiepida) e terminare la cottura per un’altra ora e mezza.
Servire la coda caldissima (il sugo è ottimo per condirci fettuccine, mezze maniche o bucatini accompagnati da una abbondante manciata di pecorino romano grattugiato).

26 ottobre 2011

ROMA SPARITA - LO "STABILIMENTO ROMA" AL LIDO DI OSTIA



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Roma dista dal Mar Tirreno meno di 25 chilometri.
Venne naturale, quindi, dopo la bonifica dei terreni della zona litoranea ed a seguito della modernizzazione dei trasporti, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, l’esigenza della creazione di vie di comunicazione dirette tra la Città Eterna ed il suo più prossimo sbocco al mare: Ostia.
Nel 1907 venne inaugurato il prolungamento della Via Ostiense, nel suo ultimo tratto, che, negli anni, prenderà diversi nomi: originariamente Via del Comitato (dalla Via Ostiense vera e propria fino allo Chalet Bazzini, il primo ristorante di Ostia, inaugurato nel Marzo del 1910), poi Via del Mare, Viale Vittorio Emanuele III e, nome mantenuto tutt’oggi nel tratto che va dal Piazzale della Posta al Lungomare Toscanelli, Viale della Marina.
Fu così possibile dar vita al primo servizio di collegamento automobilistico pubblico Roma-Ostia, fornito dalla Società Chiari-Sommariva, con i capolinea presso il Teatro di Marcello a Roma e lo Chalet Bazzini ad Ostia Lido.

Ancor prima dell’arteria stradale si pensò di collegare Roma con il mare attraverso una via ferrata: il primo progetto dell'ingegner Filippo Costa, nel 1868, fu accettato dallo Stato Pontificio (che controllava la zona all'epoca, essendo nei pressi dello sbocco del Tevere al mare la Dogana Pontificia), il quale stanziò un finanziamento di circa 9 milioni di lire (o quasi 10, secondo altre fonti) e promosse la costituzione di un gruppo privato con una cospicua partecipazione di nobili romani. Nel 1870, con la caduta dello Stato Pontificio, il progetto fu abbandonato.
Negli anni successivi lo scarso popolamento della nascente cittadina, che contava meno di 100 residenti effettivi, convinse il direttore delle ferrovie dell'epoca che il semplice prolungamento della linea tramviaria fosse la soluzione migliore.
Un secondo dettagliato progetto fu presentato nel 1875 ma soltanto nel 1907 la Camera di Commercio approvò un credito di 15.000 lire per l’apertura di un linea ferroviaria in occasione del cinquantenario dell'unità d'Italia (1911). Nel 1913 la tratta ferroviaria fu approvata dal Governo e nel 1915 fu approvato il progetto definitivo e ratificata la domanda di concessione. Nel 1916 fu ratificata una legge che stabiliva i criteri finali di costruzione ed una sovvenzione di 12.864 lire per chilometro: i lavori per la suddetta tratta a seguito dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, slittarono di qualche mese e presero il via soltanto il 30 Dicembre 1918.
Il re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra della futura stazione litoranea, progettata da Marcello Piacentini ed architettonicamente “gemella” del terminale romano di Piramide, al capolinea opposto, il 10 Dicembre 1920; gran parte della mano d’opera per la posa dei binari fu costituita da prigionieri austriaci della guerra, i cui echi erano ancora vicini.


Le stazioni capolinea della Ferrovia Elettrica Roma - Ostia Lido

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Il 30 Agosto 1921 avvenne il congiungimento del tratto ferroviario di Ostia con quello di Roma presso l’attuale abitato di Vitinia.
L'intera tratta ferroviaria venne inaugurata pochi anni dopo, il 10 Agosto 1924, da Benito Mussolini in persona (allora capo del governo) con un convoglio partito dalla stazione di Porta San Paolo e composto da una locomotiva a vapore, quattro vagoni, un bagagliaio ed una carrozza panoramica, a bordo del quale era lo stesso Mussolini.

Dal giorno successivo la linea fu aperta al pubblico con l'utilizzo di dieci coppie di treni giornaliere che percorrevano la tratta in circa 50 minuti.
In occasione del Natale di Roma del 21 Aprile 1925 furono inaugurati l'esercizio a trazione elettrica e il doppio binario, rendendo la linea definitivamente completa e funzionale, riducendo il tempo di percorrenza a 30 minuti circa.
Inizialmente i convogli erano composti da 5 carrozze, per poi passare, nel 1926, a 7 carrozze dopo la constatazione dell'aumento dei passeggeri giornalieri. La linea era stata pensata per il traffico passeggeri, ma comunque vi erano a disposizione diversi carri merci.
Il periodo di maggior splendore per la ferrovia si ebbe negli anni '30 del '900, con percorrenze da 40 a 70 al giorno e partenze ogni 15 minuti circa, divenendo in breve tempo il mezzo di trasporto più utilizzato dai romani che si recavano al mare. Addirittura nell'Agosto 1932 fu sperimentata una auto-motrice su pneumatici, progettata dalla Michelin e mossa da un motore Diesel, che in Francia era chiamata Micheline e che a Roma venne ovviamente ribattezzata "Michelina". L’eperimento però, malgrado il successo e la velocità raggiunta (circa 100 km orari) non ebbe sviluppo.



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Il citato 10 Agosto 1924 fu un giorno storico per la cittadina litoranea in quanto in poche ore la sua popolazione poté assistere all'inaugurazione della tratta ferroviaria, alla posa della prima pietra del Governatorato e ad un'altra inaugurazione, non meno importante: quella del meraviglioso "Stabilimento Roma", che rimarrà per circa un ventennio il più grande e lussuoso stabilimento balneare europeo.


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In realtà il "Roma" non fu il primo stabilimento di Ostia: il primato spetta, infatti, allo stabilimento che Pietro Battistini aprì, con tanto di bar e ristorante annessi, nel 1919, seguito a distanza di pochi giorni dallo stabilimento di Giuseppe Elmi, nei pressi dello Chalet Bazzini. Entrambi verranno poi spostati di alcune decine di metri per poter realizzare il Pontile del Littorio ed il piazzale antistante.


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A seguire vennero gli altri stabilimenti storici del litorale ostiense: nel 1921 il Salus, nel 1922 il Caprini-Mattei (che, negli anni, cambierà nome diverse volte: diventato Kursaal nel 1924, nel 1934 prese il nome di Principe; nel 1971, dopo la fusione con il Salus, prese il nome di ABC Beach per tornare, negli anni ’90, all’antico nome di Salus), nel 1925 l’Urbinati, nel 1926 il Piave (poi La Conchiglia), nel 1933 il Plinius e La Pineta (poi Vecchia Pineta) e, infine, sempre nello stesso anno, il Rex (poi Mediterraneo quindi Tibidabo).
Un primo stabilimento balneare (che fu poi il “Roma”), gemellato con la ferrovia, era stato previsto nel piano regolatore del 1916: difatti il progetto dello stabilimento fu commissionato a Giovan Battista Milani dalla Società Elettro-Ferroviaria Italiana.


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Lo stabilimento doveva essere costituito da una parte affacciata sul lungomare (ancora a corsia singola) di circa 54 metri di lunghezza, per 13 metri di altezza, e da due corpi laterali, alti 6 metri, al cui interno avrebbero trovato sistemazione la biglietteria, un ristorante ed un bar aperti tutto l'anno, un ufficio postale, un cinema ed un teatrino di marionette per bambini, oltre ad altri locali di servizio e di pubblica utilità.


L'entrata al "Roma": si possono notare, sulle tre arcate d'accesso, le parole "Caffè", "Ristorante" e "Ballo"

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Il teatrino dei piccoli/cinematografo all'interno del "Roma"

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La parte posteriore dello stabilimento, una vera e propria “rotonda sul mare” edificata con il sistema delle palafitte, fu ultimata dopo circa due anni ed era costituita da due sale sovrapposte: quella al piano inferiore (oltre la quale erano sale secondarie adibite a cucine, servizi, uffici e dispense), del diametro di 24 metri, era adibita a bar-ristorante; quella al piano superiore, del diametro di quasi 12 metri (per circa 1.200 metri quadri), era riservata a feste da ballo, congressi o per lo svolgimento dell'attività ginnica.


L'interno della sala al piano terra, adibita a bar/ristorante

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La sala superiore era sormontata da una cupola con struttura portante in ferro rivestita in rame. L’intera costruzione dello stabilimento, come accennato, era da considerarsi all’epoca come la più grande d’Europa nel suo genere: era interamente realizzata in legno mentre le mura portanti erano in cemento armato. La spinta della cupola era trasmessa da otto pilastri e relative nervature in cemento armato di cui ogni terminale era ornato con il calco della statua della Minerva Alata rinvenuta negli scavi di Ostia Antica nel Dicembre del 1909 (anche se la notizia del reperimento venne data attraverso la pubblicazione di una cartolina commemorativa datata 14 Aprile 1910).


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Il complesso divenne uno dei centri principali della vita mondana del litorale e della stessa Capitale in quanto vi si svolsero feste danzanti, manifestazioni culturali e musicali, concorsi di bellezza, gare nautiche (celebre la “Coppa Mussolini”) e perfino sfilate di moda.


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Sull’arenile i bagnanti potevano usufruire di curiose ed affascinanti tende che, dal nome dello stabilimento, vennero chiamate “Tende Roma”: erano costituite da classici ombrelloni da mare ai quali poteva essere applicato un telo laterale, a formare quasi una cabina spogliatoio in stoffa, ma all’interno della quale non facciamo fatica ad immaginare atteggiamenti intimi di coppie innamorate, in quanto lo stabilimento balneare poteva essere frequentato da uomini e donne senza le classiche separazioni che invece vigevano in altri stabilimenti, soprattutto negli anni precedenti, nei quali gli uomini dovevano “prendere il bagno” separatamente dalle donne.


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Lo Stabilimento Roma offriva perfino sale per le cure del corpo, campi da tennis, terrazze solarium, telefono, servizio medico permanente, oltre 500 spogliatoi privati, 150 “casottini-tenda” sulla spiaggia ed un lussuoso cinematografo.


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L’età dell’oro dell’elegante stabilimento ebbe tristemente termine nella notte tra il 12 e il 13 Dicembre 1943: le truppe tedesche, in ritirata, per paura che alcune strutture lidensi potessero tornare utili alle truppe alleate in rapido avvicinamento (e che si riteneva potessero sbarcare proprio presso Ostia), fecero saltare in aria la stazione ferroviaria, il Pontile del Littorio, il Roma (ma stessa sorte toccò agli stabilimenti Battistini, Elmi, Salus, Principe, Urbinati, Conchiglia, Vittoria, Belsito, Plinius) e perfino la Torre Clementina, di Fiumicino. Le strade principali di Ostia e quelle che congiungevano la cittadina a Roma vennero ostruite con decine di alberi sradicati, le linee aeree della ferrovia tagliate ed i binari divelti; gli arenili vennero minati e “coperti” da batterie di cannoni rivolti verso il mare. Le prime due file di palazzi prospicienti il lungomare vennero addirittura evacuate ed i locali vennero riempiti di esplosivo, in modo da poter creare, se necessario, una barriera di macerie insuperabile per gli Alleati.
Tale fu l’opera delle truppe tedesche che le spiagge ed i palazzi di Ostia, nonché le macerie dello Stabilimento Roma, e quelle di molti altri suoi omologhi, furono rimosse e bonificate non prima del 1949.
Addirittura l’ultima mina anti-sbarco fu rinvenuta, sepolta sotto pochi centimetri di terra ed a poche decine di metri dalla battigia nel centro della cittadina, nel 1999.
Il nuovo millennio, però, potrebbe regalarci un nuovo “Stabilimento Roma”: è infatti di recente delibera comunale la realizzazione di un nuovo stabilimento, da realizzare con capitali privati per circa 16 milioni di Euro, che si ispiri al vecchio “Roma” con una "...struttura sospesa con finalità turistico-commerciali sulla testata dell’attuale pontile”.
Il bando, a carattere internazionale, prevede la realizzazione del nuovo stabilimento e la creazione di un grande spazio pedonalizzato fin nel cuore della cittadina litoranea.
Anche se nessuno stabilimento moderno potrà mai eguagliare il "Roma".



Notizie, per testi e fotografie d'epoca, tratte dagli ottimi siti:

http://www.ostiachecammina.it/storiaromalido.html

http://www.grupponline.it/Mappa.htm
a cura di Roberto Gruppo
(ho provato a mandare due richieste di autorizzazione per la pubblicazione delle fotografie agli indirizzi "info@grupponline.it" e "grupponline.it@grupponline.it"
ma mi sono tornate indietro con segnalazione di errore. In caso di rimostranze vi prego di contattarmi all'indirizzo e-mail jajo68@virgilio.it )